Autori:
Massimiliano Cani1; Silvia Novello1
- AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO); Dipartimento di Oncologia, Università degli Studi di Torino.
Abstract
Il fumo di sigaretta, principale fattore di rischio per numerose neoplasie e malattie croniche, influisce negativamente sulle terapie oncologiche, aumentando il rischio di recidiva, tossicità dei trattamenti e mortalità. Un recente studio condotto su 6593 pazienti ha evidenziato come un intervento precoce di cessazione, avviato entro 6 mesi dalla diagnosi, migliori significativamente gli outcomes a lungo termine e riduca la mortalità. L’integrazione di strategie come il supporto comportamentale, la telemedicina e nuovi farmaci, rappresenta una soluzione promettente per ottimizzare la diffusione e adesione ai programmi di cessazione tabagica anche tra i pazienti oncologici.
Corpo del testo
Il fumo di sigaretta, riconosciuto come carcinogeno per l’uomo a causa delle circa 60 sostanze nocive sprigionate dalla combustione del tabacco, si correla con l’insorgenza di numerose neoplasie, malattie cardiovascolari e dell’apparato respiratorio, avendo un significativo impatto in termini di salute pubblica.
Dal punto di vista oncologico, oltre a misure di prevenzione primaria e secondaria, le attuali linee guida internazionali indicano un percorso di cessazione sin dalla diagnosi e presa in carico oncologica1.
Il fumo di sigaretta è infatti fattore di rischio per lo sviluppo di seconde neoplasie e questa dipendenza può aumentare il tasso di recidiva di malattia, la tossicità correlata ai trattamenti ed il tasso di mortalità (con un aumento di circa il 50% in termini globali e del 61% per la mortalità correlata alla patologia oncologica)2. Nonostante la letteratura a sostegno, permangono problematiche organizzative e di adesione ai percorsi di cessazione.
Proprio in questo contesto eterogeneo, un recente studio pubblicato sul giornale JAMA Oncology da Paul M. Cinciripini e colleghi, ha fornito dati interessanti unitamente ad esempi gestionali3.
Lo studio, con un disegno prospettico monobraccio, è stato condotto su 6593 pazienti oncologici a partire dal 2016 presso l’MD Anderson Cancer Center di Houston in Texas (Stati Uniti). Lo studio mirava a identificare il tasso di cessazione in chi partecipava al programma entro 6 mesi, tra 6 mesi e 5 anni ed oltre 5 anni dalla diagnosi oncologica.
I partecipanti hanno aderito gratuitamente al programma TRTP (The Tobacco Research and Treatment Program), che includeva supporto comportamentale, incontri motivazionali e terapia farmacologica (terapia nicotinica sostitutiva, bupropione e vareniclina, da sole o in combinazione). Oltre il 95% delle consultazioni è stato condotto da remoto, con delle iniziali valutazioni a 3, 6 e 9 mesi e con tassi di adesione tra il 36% e il 42%.
Oltre alle modalità organizzative e di reclutamento (ad esempio con un arruolamento tramite i dati anamnestici presenti nei record dei pazienti), un dato particolarmente interessante ha riguardato il timing della presa in carico: un avvio precoce del TRTP (ovvero entro 6 mesi dalla diagnosi oncologica), è stato correlato a migliori outcomes di interruzione a lungo termine (71% versus 61%, p<0.001 a 5 anni). Il dato trova una corrispondenza anche in termini di mortalità ed in particolare, all’analisi multivariata corretta per stadio di malattia, un’astinenza dichiarata entro 3, 6 e 9 mesi dall’avvio del programma, si associava rispettivamente ad una riduzione di mortalità del 22%, 20% e 16%. Per i pazienti introdotti al programma entro 6 mesi dalla diagnosi oncologica, la sopravvivenza al 75°percentile è risultata 2.1 anni [intervallo di confidenza (IC) al 95%: 1.8-2.4 anni] tra chi proseguiva l’abitudine tabagica e 3.9 anni (95% IC: 3.2-4.6 anni) in chi l’abbandonava.
Da questi dati, si conferma dunque la assoluta ed imprescindibile importanza di indirizzare i pazienti con un’attiva abitudine tabagica ad un percorso di cessazione sin dalle prime valutazioni specialistiche oncologiche4, nell’ambito di un definito e standardizzato percorso di cessazione. A fronte delle attuali difficoltà strutturali e gestionali, occorre certamente implementare le risorse (umane ed economiche), ma anche ottimizzarle, per esempio attraverso l’impiego di strategie come la telemedicina, in grado di aumentare la partecipazione con una consensuale riduzione dei costi, nonché proporre ulteriori e nuovi possibili trattamenti farmacologici di supporto come la citisina (un alcaloide naturale, agonista parziale del recettore nicotinico), dal sicuro profilo di tolleranza ed efficacia5.
Bibliografia:
1) NCCN, Linee guida per la cessazione tabagica, ultimo aggiornamento 2024;
2) Caini S, Del Riccio M, Vettori V, et al. Quitting smoking at or around diagnosis improves the
overall survival of lung cancer patients: a systematic review and meta-analysis. J Thorac Oncol. 2022;17 (5):623-636. doi:10.1016/j.jtho.2021.12.005
3) Cinciripini PM, Kypriotakis G, Blalock JA, et al. Survival Outcomes of an Early Intervention Smoking Cessation Treatment After a Cancer Diagnosis. JAMA Oncol. Published online October 31, 2024. doi:10.1001/jamaoncol.2024.4890
4) Gemine RE, Davies GR, Lanyon K, Rees SE, Campbell I, Lewis KE; LungCAST Investigators. Quitting smoking improves two-year survival after a diagnosis of non–small cell lung cancer. Lung Cancer. 2023;186:107388. doi:10.1016/j.lungcan.2023.107388
5) Pastorino, Ugo et al. “Cytisine Therapy Improved Smoking Cessation in the Randomized Screening and Multiple Intervention on Lung Epidemics Lung Cancer Screening Trial.” Journal of thoracic oncology : official publication of the International Association for the Study of Lung Cancer vol. 17,11 (2022): 1276-1286. doi:10.1016/j.jtho.2022.07.007
Curriculum Cani
Dottor Massimiliano Cani, specializzando in Oncologia Medica e PhD student in Translational Oncology presso l’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO) – Università degli Studi di Torino.
Il progetto ha l’obiettivo di creare dialogo e cultura
in ambito oncologico. Per farlo, vede il coinvolgimento, in qualità di autori, dei maggiori oncologi Italiani e propone contenuti che riguardano quattro livelli diversi di informazione:
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