Sono stati recentemente pubblicati sulla autorevole rivista Cancer Research i risultati di un importante studio condotto da Herzog e colleghi, che hanno analizzato su un grande numero di campioni buccali/salivari, cervicali ed ematici (oltre 3.500) le modifiche epigenetiche associate all’uso di tabacco e di sigarette elettroniche. Confrontando i fumatori di sigarette tradizionali con coloro che non avevano mai fumato né utilizzato sigarette elettroniche, si sono osservate modifiche epigenetiche associate allo sviluppo di tumore fra i soggetti fumatori di sigarette tradizionali. Queste stesse modifiche epigenetiche sono risultate presenti anche negli utilizzatori di sigarette elettroniche, nonostante non fossero mai stati fumatori di sigarette tradizionali.
Cosa sappiamo sulla sicurezza delle sigarette elettroniche? La maggior parte degli studi si concentrano sugli effetti a breve termine. Spesso, gli studi finanziati dalle aziende del tabacco o delle sigarette elettroniche suggeriscono effetti meno dannosi nei consumatori di sigarette elettroniche rispetto a quelli che fumano sigarette tradizionali, mentre le ricerche indipendenti sollevano molte preoccupazioni su questi prodotti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità è categorica: non c’è chiarezza su quanto le sigarette elettroniche siano meno dannose delle sigarette tradizionali, ma è certo che non sono prodotti sicuri. Le loro emissioni contengono nicotina e sostanze tossiche e cancerogene, dannose sia per gli utilizzatori che per chi viene esposto agli aerosol in modo passivo.
Molti “svapatori” lamentano eventi avversi, soprattutto a livello respiratorio, come tosse, gola secca o irritazione del cavo orale. Anche noi abbiamo riscontrato questo dato in Italia: su circa 400 utilizzatori di sigaretta elettronica, quasi la metà ha riportato almeno un evento avverso. Inoltre, i sistemi di erogazione delle sigarette elettroniche sono stati associati a vari traumi fisici, tra cui ustioni da esplosioni o malfunzionamenti. È stato dimostrato che le sigarette elettroniche hanno effetti negativi immediati sulla salute cardiovascolare, incluso l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna. Inoltre, l’uso quotidiano delle sigarette elettroniche è stato associato a un aumento del rischio di infarto miocardico.
Ci sono prove crescenti che collegano le sigarette elettroniche a malattie respiratorie e problemi polmonari. Studi condotti sia in vivo che in vitro, così come su esseri umani, hanno indicato che l’uso di sigarette elettroniche potrebbe aumentare il rischio di asma e di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Inoltre, le sigarette elettroniche sono state direttamente associate a un’epidemia di infezioni polmonari, nota come EVALI, che ha causato negli Stati Uniti 2800 ricoveri e 68 morti confermate nel 2019-2020. Sembra che l’uso di uno specifico additivo nelle sigarette elettroniche abbia causato questa infezione. Tuttavia, tale episodio ha messo in evidenza come singole sostanze possano provocare incidenti anche molto gravi. Considerando che solo in Italia sono disponibili decine di migliaia di liquidi diversi in continua evoluzione, contenenti migliaia di sostanze, additivi e aromi di cui non conosciamo gli effetti, comprendiamo quanto sia difficile controllare la situazione.
Perché è importante lo studio di Herzog e colleghi? Gli effetti sulla salute a lungo termine dell’uso di sigarette elettroniche sono ancora sconosciuti. Saremo, infatti ,in grado di quantificare l’associazione tra l’uso di sigarette elettroniche e il rischio di incidenza e mortalità per le principali malattie croniche, comprese i tumori, soltanto quando avremo a disposizione dati longitudinali di grandi coorti prospettiche con lunghi periodi di follow-up che permettano di quantificare il rischio di tumori e altre malattie per i consumatori di sigarette elettroniche. Pertanto, in assenza di evidenze a lungo termine e in attesa di certezze dai suddetti coorti prospettiche, i risultati dello studio di Herzog e colleghi ci danno importanti segnali d’allarme: le sigarette elettroniche possono contribuire allo sviluppo di tumori tramite processi biologici simili a quelli indotti dalle sigarette tradizionali.
Oltre alle questioni di sicurezza, il dibattito sul bilancio rischio-beneficio di questi prodotti dovrebbe tenere conto della loro efficacia nel ridurre il fumo di sigarette tradizionali. Sebbene una revisione sistematica della Cochrane abbia individuato una certa efficacia nell’aiutare a smettere di fumare nel setting clinico, c’è evidenza che le sigarette elettroniche, come prodotti di consumo, non solo non aiutano a smettere di fumare, ma aumentano l’uso di sigarette tradizionali, specialmente tra i giovani non fumatori. In uno dei pochi studi di coorte disponibili in letteratura su questo argomento, anche noi abbiamo osservato in Italia come tra coloro che non avevano mai fumato sigarette tradizionali gli utilizzatori di sigarette elettroniche avevano nove volte il rischio di iniziare a fumare, e tra gli ex-fumatori sei volte il rischio di ricadere. Inoltre, il consumo di sigarette elettroniche risultava, addirittura, un ostacolo a smettere di fumare.
Sulla base di questi risultati e ulteriormente ribaditi da Herzog e colleghi, non ci sono argomenti per giustificare gli enormi benefici fiscali e normativi concessi a questi prodotti, almeno in Italia e in molti paesi europei. Pertanto, è urgente un’equiparazione normativa delle sigarette elettroniche con le sigarette di tabacco tradizionali.
Silvano Gallus

Herzog C, Jones A, Evans I, Raut JR, Zikan M, Cibula D, Wong A, Brenner H, Richmond RC, Widschwendter M. Cigarette smoking and e-cigarette use induce shared DNA methylation changes linked to carcinogenesis. Cancer Res. 2024 Mar 19.