Emily Chou echou9988@gmail.comCarlo S. LegastoAlan K. ChinAlan H. Baik, and Brian C. SchulteAuthors Info & Affiliations

JACC Volume 4, Number 11_Part_1 22 October 2025

Lo studio di lo studio di Chou et al. analizza in modo sistematico l’uso delle statine nei pazienti oncologici e le loro interazioni farmacologiche (DDIs) con i più recenti farmaci antiblastici approvati dalla Food and Drug Administration (FDA). Gli autori mirano a quantificare e caratterizzare le interazioni tra statine e nuovi agenti oncologici ed analizzare i tassi di prescrizione delle statine nei diversi tipi di tumore.  Sono stati analizzati 138 farmaci oncologici approvati dalla FDA tra giugno 2019 e giugno 2024, verificandone le interazioni con cinque statine comunemente usate (rosuvastatina, atorvastatina, simvastatina, pravastatina e lovastatina) mediante la piattaforma UpToDate Lexidrug. Le interazioni sono state classificate su cinque livelli di rischio (da A = nessuna interazione a X = controindicata). Parallelamente, gli autori hanno condotto una scoping review di 20 studi osservazionali indicizzati su PubMed per valutare i tassi di prescrizione delle statine in base al tipo di cancro. Su 138 farmaci oncologici, 33 (23,9%) hanno mostrato un’interazione con almeno una statina. Simvastatina è risultata la più coinvolta (22% dei farmaci), Pravastatina la meno interattiva (4%). L’88% delle interazioni è stato classificato come livello C (richiede solo monitoraggio), mentre il 7% era controindicato (livello X). Le interazioni più frequenti si osservano nei farmaci per il carcinoma prostatico e per il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Nella revisione degli studi clinici (oltre 230.000 pazienti): l’uso di statine era più alto nei pazienti con tumore alla prostata (53%) e al polmone (32%); minore nei tumori epatici (8%) e alla mammella (10%). Le statine più usate erano atorvastatina, simvastatina e pravastatina. Le statine metabolizzate dal CYP3A4 (come simvastatina e lovastatina) sono più soggette a interazioni con farmaci oncologici che inibiscono lo stesso enzima. Statine come rosuvastatina, pravastatina e fluvastatina, metabolizzate per vie alternative, risultano più sicure. In caso di interazioni problematiche, si possono considerare alternative non statiniche, come ezetimibe o inibitori di PCSK9, che hanno un rischio minimo di interferenze farmacologiche. Nei pazienti con aspettativa di vita più lunga o rischio cardiovascolare elevato, continuare la terapia con statine è vantaggioso, anche durante il trattamento oncologico. Invece, nei pazienti in fase terminale, sospendere le statine può migliorare la qualità di vita senza aumentare il rischio di eventi cardiovascolari. Le interazioni tra statine e agenti oncologici sono frequenti ma raramente clinicamente rilevanti. La sospensione delle statine non è quasi mai necessaria, purché si monitorino i pazienti e si scelga la molecola più appropriata. L’uso delle statine varia in modo significativo a seconda del tipo di tumore, riflettendo differenze di età, rischio cardiovascolare e trattamenti oncologici. È essenziale una valutazione personalizzata del rischio-beneficio, considerando prognosi, rischio cardiovascolare, interazioni potenziali e preferenze del paziente. Lo studio propone un approccio clinico equilibrato e individualizzato all’uso delle statine nei pazienti oncologici: incoraggia la loro prosecuzione quando il beneficio cardiovascolare è rilevante e fornisce indicazioni pratiche per gestire in sicurezza le possibili interazioni farmacologiche con i nuovi agenti antitumorali.