di Sola Adeleke et al., pubblicato su Nature Reviews Urology nel 2025
L’articolo parte dal presupposto che il recettore della membrana specifico della prostata (PSMA – prostate‐specific membrane antigen) risulti sovraespresso nelle cellule di carcinoma prostatico, specialmente in quelle ad alta aggressività, metastasi o che hanno sviluppato resistenza alla terapia ormonale. In virtù di ciò, le terapie che sfruttano PSMA – sia per l’imaging sia per il trattamento – hanno acquisito un ruolo crescente: si tratta di radioligandi, anticorpi, anticorpi coniugati, terapie radionucleidi, e potenzialmente anche immunoterapie dirette verso PSMA. Gli autori evidenziano che, sebbene queste opzioni siano ormai disponibili, la grande sfida attuale è capire come sequenziare (cioè quando usarle nell’evoluzione della malattia) e combinare (cioè usarle in sinergia con altre terapie) questi trattamenti PSMA‐based per ottimizzare i risultati. Conoscere il profilo biologico del PSMA potrebbe contribuire a validare target therapy ed identificare il paziente giusto, al momento giusto: biomarcatori, dosimetria, predizione della risposta e terapie che sfruttano PSMA rappresentano una innovazione molto promettente per il carcinoma prostatico. Un attacco mirato ben pianificato ha più probabilità di successo rispetto a un utilizzo generico o tardivo. Gli autori esortano lo sviluppo di protocolli che definiscano sequenza, combinazione e personalizzazione delle terapie PSMA‐based, affinché possano integrarsi nella strategia complessiva del paziente.
Il progetto ha l’obiettivo di creare dialogo e cultura
in ambito oncologico. Per farlo, vede il coinvolgimento, in qualità di autori, dei maggiori oncologi Italiani e propone contenuti che riguardano quattro livelli diversi di informazione:
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