Kosche C, Chio MT, Arron ST.

Clin Dermatol. 2026 Jan-Feb;44(1):78-85. doi: 10.1016/j.clindermatol.2025.09.014. Epub 2025 Oct 9.

L’articolo propone una visione integrata nella quale l’interazione tra immunodeficienza, fattori ambientali e terapie moderne definisce il rischio oncologico cutaneo nei pazienti HIV+, sottolineando la necessità di strategie di prevenzione e gestione sempre più mirate e basate sul profilo individuale. Si analizza in modo critico l’associazione tra infezione da HIV e neoplasie cutanee, focalizzandosi sui meccanismi epidemiologici, immunologici e clinici che modulano tale rischio. Gli autori evidenziano come i soggetti HIV+ presentino un rischio aumentato di sviluppare tumori cutanei, in particolare i carcinomi cheratinocitari, con una maggiore incidenza del carcinoma squamocellulare rispetto alla popolazione generale. Inoltre, alcune neoplasie rare e aggressive, come il carcinoma a cellule di Merkel e il carcinoma sebaceo, risultano più frequenti in questo contesto, mentre i dati sul melanoma appaiono più eterogenei e meno conclusivi. Dal punto di vista patogenetico, il lavoro sottolinea il ruolo centrale della disfunzione immunitaria associata all’HIV, che compromette la sorveglianza immunologica nei confronti delle cellule tumorali e favorisce la carcinogenesi. A questo si aggiungono fattori contribuenti quali la fotosensibilità indotta da alcuni trattamenti, la maggiore esposizione a infezioni oncogene e l’aumentata sopravvivenza dei pazienti grazie alle terapie antiretrovirali, che consente l’emergere di neoplasie a lungo termine. Dal punto di vista clinico, l’articolo evidenzia l’importanza di un’attenta sorveglianza dermatologica in questa popolazione, anche se le raccomandazioni di screening non sono ancora uniformi a livello internazionale. La gestione terapeutica dei tumori cutanei nei pazienti HIV positivi segue in gran parte i principi standard, includendo trattamenti locali, chirurgici e sistemici, ma può richiedere un approccio più personalizzato in funzione dello stato immunitario e delle comorbidità. Tecniche come la chirurgia di Mohs e l’impiego di immunoterapie rappresentano opzioni rilevanti nel trattamento.